
{"id":7112,"date":"2020-01-20T15:46:11","date_gmt":"2020-01-20T14:46:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/luciana-matalon\/%d0%ba%d1%80%d0%b8%d1%82%d0%b8%d0%ba%d0%b0\/lettera\/"},"modified":"2020-01-20T15:46:12","modified_gmt":"2020-01-20T14:46:12","slug":"lettera","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/ru\/luciana-matalon\/%d0%ba%d1%80%d0%b8%d1%82%d0%b8%d0%ba%d0%b0\/lettera\/","title":{"rendered":"Lettera"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"7112\" class=\"elementor elementor-7112 elementor-6143\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-bfb0866 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"bfb0866\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-b557e5b\" data-id=\"b557e5b\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-090e880 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"090e880\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Lettera<br \/>\n<\/strong>Carissima Luciana,<br \/>\nfinalmente, dopo molti anni, abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di rincontrarci. Io, soprattutto, ho avuto la possibilit\u00e0 ed il piacere di rivedere, in una ampia carrellata, la tua produzione artistica di un ventennio (tanti sono gli anni che datano la nostra amicizia, ricordi?) e di &#171;conoscere&#187; dal vivo le tue ultime opere. Le quali mi inducono ad una serie di riflessioni che voglio esternarti attraverso questa lettera. Ricordo che nell&#8217;autunno del 1969, presentandoti in una mostra a Taranto, commentavo le tue opere astratto-materiche realizzate con materiali plastici squarciati, ribollenti e grumosi rinvenendo in esse &#171;quel senso di inquietudine spirituale, l&#8217;angoscia, che, secondo l&#8217;esistenzialismo pi\u00f9 recente, sta al centro del problema del nostro destino&#187;. Gli stessi concetti esprimevo poi, nella primavera dell&#8217;anno dopo, nel testo del catalogo della mostra di Miami, in Florida, guardando &#171;dietro le fenditure combuste &#8212; come spaccature della crosta terrestre da cui sembrano fuoriuscire laviche colate e come ferite martoriate dell&#8217;epidermide &#8212; o dietro le immaginifiche strutture d&#8217;una oggettivit\u00e0 spaziale o di fantastiche realt\u00e0 abissali&#187;.<\/p>\n<p>Ho voluto rileggere quei testi oggi dopo aver visto la tua recente produzione. Sono forse superati? Non lo credo: datati s\u00ec, ovviamente, ma superati no. Perch\u00e9 rilevo che due elementi di fondo che avevo individuato nel tuo bisogno d&#8217;espressione permangono ancora oggi vivi e costituiscono in qualche modo i connotati peculiari della tua personalit\u00e0 artistica. Uno \u00e8 l&#8217;angoscia, la quale \u00e8 una sorta di risposta allarmata e sofferta dell&#8217;individuo alla constatazione della nullit\u00e0 del suo essere finito (ebbene, l&#8217;angoscia \u00e8 un sentimento basato su di una energia tutta interna all&#8217;io, che lo scava o lo consuma come scavati e combusti erano i tuoi materiali plastici tradotti in linguaggio pittorico e plastico). Oggi, quella stessa quantit\u00e0 energetica la ritrovo nelle tue nuove opere; certamente essa ha mutato di qualit\u00e0 e sostanza, nel senso che non \u00e8 pi\u00f9 &#171;incarnata&#187; nell&#8217;ansia inquieta ma, al contrario, \u00e8 trapassata direi nel suo opposto, vale a dire in un attivismo positivo che non guarda ora dentro le viscere della terra ma si innalza in direzione della dimensione sconfinata del cielo.<\/p>\n<p>Un altro elemento che noto \u00e8 questa volont\u00e0 finanche caparbia di andare &#171;oltre &#171;, di superare gli schermi dell&#8217;apparenza, di cercare ad ogni costo, spasmodicamente pure, di impossessarsi dell&#8217;essenza la quale ieri veniva espressa dall&#8217;attitudine ansiosa di penetrare fino in fondo alle strutture pi\u00f9 intime della materia mentre oggi \u00e8 palesata dal desiderio di valicare i confini per immergersi nell&#8217;incommensurabilit\u00e0 dello sconfinato. Io credo che sia dettata, questa volont\u00e0, da quella porzione d&#8217;infinito che abbiamo in noi e che anela all&#8217;Infinito immenso che ci sovrasta come dice il filosofo Carlo Jaspers, dal bisogno di riconoscere l&#8217;essere totale nell&#8217;essere nostro, perch\u00e9 noi aspiriamo all&#8217;assoluto, ne abbiamo l&#8217;idea e tentiamo di raggiungerlo spostando continuamente l&#8217;orizzonte. Le tue variazioni linguistiche e tematiche costituiscono, dunque, lo &#171;spostamento d&#8217;orizzonte &#187; di Jaspers, alla ricerca sempre del medesimo obbiettivo, vale a dire dell&#8217;Infinito e dell&#8217;Assoluto che \u00e8 altro da te ma che \u00e8 anche dentro di te.<\/p>\n<p>Le tue ultime opere, ti dicevo, sia pittoriche che plastiche, mi interessano molto perch\u00e9 mi intrigano, mi interrogano, mi provocano e dunque posseggono quel &#171;quid&#187; interrogativo e neutro che costituisce la qualit\u00e0 misteriosa dell&#8217;arte. Persistendo nel bisogno pressante di penetrare all&#8217;interno della dimensione infinita, i tuoi quadri appaiono come porzioni dell&#8217;universo, come frammenti di quella sinfonia armonica di superfici interminabili che sono gli spazi siderali, dove linee, punti, ellissi, grumi di materia cromatica espansa si inseguono immersi nel silenzio; oppure come lingue di terre costiere o come isole adagiate sopra le distese oceaniche, viste tutte dall&#8217;alto di una quota elevata, dove la geometria del mondo si palesa attraverso delicate e stupende grafie.<\/p>\n<p>Nell&#8217;uno e nell&#8217;altro caso il tuo punto di vista risulta essere sempre interno alla prospettiva aerea dell&#8217;infinito ed \u00e8 &#171;spostando l&#8217;orizzonte&#187;, cio\u00e8 guardando una volta sopra e una volta sotto di te, che tu entri visivamente nell&#8217;immensit\u00e0 uranica oppure plani con l&#8217;occhio sulle strisce di terre sottostanti. Sempre, per\u00f2, tu risiedi nel cielo, in quella ierofania eterna che \u00e8 ci\u00f2 che sta sopra la terra, dove la necessit\u00e0 d&#8217;infinito dell&#8217;uomo colloca la trascendenza. Ricordiamo la testimonianza di quell&#8217;africano della trib\u00f9 degli Ewe riferita da Mircea Eliade &#171;Dove \u00e8 il Cielo, ivi \u00e8 anche Dio&#187;. Cara Luciana, tu, con la tua inesauribile immaginazione, ti sei addentrata nelle regioni superiori inaccessibili all&#8217;uomo, in quelle zone sideree, dimora degli d\u00e8i, ove albergano i principi divini del trascendente, della realt\u00e0 assoluta e della perennit\u00e0. Dove il tempo non scorre o ha altri ritmi; dove i rumori non giungono ed \u00e8 possibile, per\u00f2, percepire i meravigliosi suoni profondi di cui \u00e8 ricco il silenzio. Hai varcato i confini del cielo, cio\u00e8 della categoria dell&#8217; \u201calto\u201d, nella quale sei entrata in virt\u00f9 della potenza inarrestabile della fantasia ed ora dall&#8217;alto tu guardi e dipingi quelle altre ierofanie che sono le terre emerse oppure guardi e pittoricamente racconti le tracce divine rappresentate dalle meraviglie uraniche.<\/p>\n<p>E poich\u00e9 ho fatto cenno alle grafie che tu trai dalle visioni aeree delle terre sottostanti o dalle combinazioni segniche con le quali si ordinano e si scompongono le geometrie celesti, ecco che mi sovviene come il tuo interesse per il segno sia antico, nel senso che ti \u00e8 sempre appartenuto. Infatti, a ripensarle, le tue opere informali erano s\u00ec pulsanti di materia creativa, ma sulle loro superfici materiche giocavano intrichi di segni a formare trame ed orditi; cos\u00ec come del resto avveniva nelle serie delle &#171;Cattedrali&#187; e poi in quelle dei &#171;Viaggi spaziali&#187;, delle &#171;Foreste cosmiche&#187; e cosi via. Il segno, voglio dire, \u00e8 sempre stato un connotato distintivo del tuo lessico, sicch\u00e9 alla prospettiva materica della lingua informale tu hai sempre abbinato anche quella segnica. Ed oggi alla magia del segno ritorni usandolo come splendido gioco lineare (continuo o segmentato, a lungo tratto o a frammento minuto) che disegna le geometrie delle terre viste dal cielo oppure i punti e le linee delle sconfinate superfici d&#8217;Uranio.<\/p>\n<p>All&#8217;interno dell&#8217;universo segnico accede poi, con una fortissima carica suggestiva, quel sistema di segni combinati che \u00e8 la scrittura che tu hai usato con raro gusto in molte opere ieri e che oggi riusi sotto forma di alfabeto ebraico: lettere prodigiose ed arcane, queste ultime, le quali richiamano i misteri e le magie della Kabala, le saggezze degli antichi testi sapienzali, la sacralit\u00e0 dei messaggi profetici; lettere cariche di significati arcaici, simboli di storia, ierofanie anch&#8217;esse in quanto strumenti comunicativi propri del &#171;popolo di Dio&#187;. I segni-lettere dell&#8217;alfabeto ebraico vanno a marcare anche le tue sculture, soprattutto quelle a stele o totemiche, che, innalzandosi verso l&#8217;alto (emblema di un&#8217;ansia di comunicazione e di comunione col Cielo), portano su, nella sfera celeste, il tracciato segnico della lingua dell&#8217;uomo, forse le sue preghiere oppure il racconto dei suoi meriti e delle sue colpe, delle sue virt\u00f9 e dei suoi errori, del suo essere angelo e demonio, Gabriele e Lucifero, Dioniso e Titano.<br \/>\nFra le tue sculture, poi, domina il tema dell&#8217;albero. Quanto ci sarebbe da dire, a livello simbolico, su questo fondamentale archetipo e sulla sua valenza sacrale: l&#8217;albero &#8212; abbinato alla pietra e all&#8217;altare &#8212; come microcosmo negli strati pi\u00f9 antichi della religiosit\u00e0; come immagine del cosmo; come teofania cosmica; come simbolo della vita e dell&#8217;inesauribile fecondit\u00e0; come axis mundi e sostegno dell&#8217;universo; come simbolo di resurrezione e di rigenerazione; come relazione mistica con l&#8217;uomo. Albero dunque come ulteriore ierofania e perci\u00f2 come sublime aspirazione verso la trascendenza alta ed altra (la stele ed il totem \u00e8 sull&#8217;albero che si modellano come elemento di congiunzione che dalla terra conduce al cielo, simbolo fortemente ierog\u00e0mico).<\/p>\n<p>Mia cara Luciana, te lo ripeto, le tue ultime opere mi hanno molto impressionato perch\u00e9 si saldano con evidente chiarezza filologica alle tue precedenti esperienze linguistiche (nonostante lo &#171;spostamento d&#8217;orizzonte&#187;); perch\u00e9 segnano, a mio giudizio, un momento di alta maturit\u00e0 espressiva; perch\u00e9 &#8212; con i meravigliosi &#171;atleti dello spirito&#187;, con le stele, i totem e gli alberi bronzei &#8212; ti sospingono dentro l&#8217;affascinante ed inebriante dimensione dell&#8217;infinito. Che \u00e8 la dimensione vera dell&#8217;arte, regno del paradosso, dove si vive felici anche quando le pene e l&#8217;angoscia torturano il corpo, dove lo spirito canta anche quando gli occhi lacrimano e il cuore si spezza.<br \/>\nCon stima, affetto e tanta amicizia<\/p>\n<p><em>Armando Ginesi<\/em><br \/>\nSettembre 1989<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lettera Carissima Luciana, finalmente, dopo molti anni, abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di rincontrarci. Io, soprattutto, ho avuto la possibilit\u00e0 ed il piacere di rivedere, in una ampia carrellata, la tua produzione artistica di un ventennio (tanti sono gli anni che datano la nostra amicizia, ricordi?) e di &#171;conoscere&#187; dal vivo le tue ultime opere. 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