
{"id":7107,"date":"2020-01-20T15:45:45","date_gmt":"2020-01-20T14:45:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/luciana-matalon\/%d0%ba%d1%80%d0%b8%d1%82%d0%b8%d0%ba%d0%b0\/intorno-ad-un-paio-dopere-di-luciana-matalon\/"},"modified":"2020-01-20T15:45:45","modified_gmt":"2020-01-20T14:45:45","slug":"intorno-ad-un-paio-dopere-di-luciana-matalon","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/ru\/luciana-matalon\/%d0%ba%d1%80%d0%b8%d1%82%d0%b8%d0%ba%d0%b0\/intorno-ad-un-paio-dopere-di-luciana-matalon\/","title":{"rendered":"Intorno ad un paio d\u2019opere di Luciana Matalon"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"7107\" class=\"elementor elementor-7107 elementor-6164\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-ec61b71 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"ec61b71\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-76d342b\" data-id=\"76d342b\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e9835ae elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"e9835ae\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Intorno ad un paio d\u2019opere di Luciana Matalon<\/strong><\/p>\n<p>\u201cDietro ogni cosa visibile esiste una realt\u00e0 interiore e invisibile corrispettiva\u201d, annot\u00f2 Keats, in margine alla sua \u201cOde a Psiche\u201d. L\u2019asserto \u00e8 condivisibile, anche da chi non si pone traguardi metafisici, anche da chi non vede in Psiche tra le braccia di Eros l\u2019anima individuale accolta dal fuoco plastico dell\u2019Intelligenza cosmica.<\/p>\n<p>Il linguaggio dell\u2019arte \u00e8 per antonomasia polisemico, stratificato, leggibile in varie chiavi ed a livelli plurimi. La fruizione di un\u2019opera d\u2019arte non \u00e8 un semplice atto voyeuristico: \u00e8 un dialogo tra il riguardante e l\u2019artista, attraverso l\u2019opera, che solo nel costruirsi di quell\u2019arco, in quel ponte, trova il suo compimento.<\/p>\n<p>\u201cSe il musicista non parte da un\u2019idea, la sua musica \u00e8 nulla, ma se egli parte da una certa idea e il suo pi\u00f9 serio ammiratore vi trova un\u2019altra idea, ci\u00f2 non infirma affatto il valore dell\u2019opera n\u00e9 il prezzo dell\u2019ammirazione\u201d. La considerazione di Cocteau \u00e8 applicabile a qualsivoglia forma d\u2019arte, rispecchiandosi nel concetto di opera aperta, di successiva formulazione e d\u2019ormai incontestata accettazione. Proteiforme iperrealt\u00e0, l\u2019opera rivive e si trasforma sotto ogni sguardo, riplasmata da differenti sensibilit\u00e0 e parametri culturali.<br \/>\nDei dipinti di Mondrian colpiscono il rigore, l\u2019armonia, il senso di perfezione, in cui s\u2019intuisce la sublime matematica dell\u2019aspirazione all\u2019assoluto. Quanto conta per noi, oggi, ch\u2019egli, creandoli, s\u2019ispirasse alla Teosofia di Madame Blavatskij, quel pensiero che aveva contagiato tanto Rosmini quanto Kandinskij? Alle opere di Mondrian \u00e8 ormai riconosciuto un valore universale e assoluto, oltre il qui-e-ora della loro genesi.<\/p>\n<p>\u201cIsola stellare\u201d di Luciana Matalon, del 1970, \u00e8 un\u2019opera stimolante, ricca di spunti, proprio perch\u00e9 non vincolata ad una lettura univoca, come un messaggio propagandistico. La prima libera associazione mentale richiama il \u201cQuadrato nero su fondo bianco\u201d di Kazimir Malevi\u010d, celebre icona del Suprematismo eseguita nel 1913: \u201cIdentit\u00e0 di idea e percezione, fenomenizzarsi dello spazio in un simbolo geometrico, astrazione assoluta\u201d (G. C. Argan). Per Malevi\u010d, \u201cLa nuova attivit\u00e0 dell\u2019arte dovrebbe consistere solo nel rivelare la realt\u00e0 cosmica come realt\u00e0 priva di oggetti\u201d: le forme, irriconducibili alla realt\u00e0 naturale, hanno vita autonoma, in un vuoto siderale neoplatonico. Ne deriva una visione dell\u2019arte strutturalista, piuttosto che mistica.<\/p>\n<p>Luciana Matalon non condivide il rigorismo teoretico del pur ammirato maestro di Kiev. La sua rivisitazione, sempre che tale intendesse essere, \u00e8 ludica, se non ironica. L\u2019Isola si presenta come un quadrato, di centotrenta centimetri di lato, ma possiede anche tridimensionalit\u00e0: non si tratta di una tela, bens\u00ec di un pannello in tamburato, di consistente spessore.<br \/>\nLuciana Matalon ama frequentare le zone di confine: tra pittura e scultura, come tra pittura e disegno, scrittura, incisione, pirografia. Ama le tecniche miste e gli assemblaggi polimaterici, l\u2019arte di memoria e gli stimoli interculturali, le grandi sintesi spaziotemporali e le commistioni tra tradizione e sperimentalismo, si tratti di linguaggi o di materiali. Una gioiosa anarchia creativa pervade e anima i suoi lavori, multiformi, ma in cui tout-se-tient.<\/p>\n<p>Il nero del pannello, opaco e profondissimo, \u00e8 in realt\u00e0 palpitante di minuscole pagliuzze rosse: questo nero, sommatoria di tutti i colori, include una componente metallica&#8230; e frivola, come la porporina usata dalle ragazzine per i loro lavori scolastici cos\u00ec come per il loro trucco, in occasioni particolari. Questo nero si sdrammatizza, quindi, e freme. Ricorda il buio della notte, la notte cosmica, palpitante di luci puntiformi, estese all\u2019infinito.<\/p>\n<p>L\u2019infinito dell\u2019universo \u00e8 un richiamo ricorrente nei lavori di Luciana Matalon, che non a caso esord\u00ec come spazialista, accanto e sulla scia d\u2019illustri protagonisti della scena artistica internazionale. Il suo approccio \u00e8 pi\u00f9 incline alla narrativa fantascientifica che alle introspezioni misticheggianti. La sua fantasia si contamina di buon grado con il tecnologico e il futuribile. Ed ecco che il quadrante nordorientale nello spazio di questo dipinto-scultura s\u2019apre ad accogliere un quadrato nel quadrato, dalla schiarita superficie scabra animata dall\u2019aggetto di minuscoli crateri in fondo ai quali occhieggiano misteriosi catarifrangenti specchianti di rosso e di cromo o d\u2019argento. Presenze inquietanti, testimonianze forse aliene, certo non naturali. Questo buio cosmico \u00e8 punteggiato di vita, declinata in chiave tecnologica anzich\u00e9 biologica: pertiene ad Asimov piuttosto che a Kant e alla sua visione del cielo stellato. Ma anche l\u2019Odissea di Kubrick viene evocata, con un richiamo a quel monolite nero, manufatto arcano venerato nei secoli, fin dall\u2019alba dell\u2019Uomo. Il pannello di Luciana Matalon lo ricorda, sorta di bifronte tra il criptico Kubrick e il supremo Malevi\u010d. Il grado d\u2019inclinazione pu\u00f2 essere determinato ad libitum da ciascuno di noi: nell\u2019Uomo \u00e8 la sintesi di tutto, e di tutti i contrari.<\/p>\n<p>A qualche osservatore pu\u00f2 accadere di riandare con il pensiero anche ad un altro monolite, un\u2019antica pietra nera come il pi\u00f9 scuro dei velluti, punteggiata di piccoli cristalli come rubini, una pietra che si racconta trafugata dall\u2019Eden da Adamo ed incastonata dal Patriarca Abramo nell\u2019angolo orientale di una costruzione quadrata al quadrato, come tale simbolo perfetto della totalit\u00e0 terrestre, del mondo materiale, dell\u2019insieme dei quattro elementi, della stabilit\u00e0 del pi\u00f9 saldo degli equilibri. Tale cubo, la Ka\u2019ba, al centro della moschea della Mecca, \u00e8 meta di fiumane di pellegrini.<br \/>\nLa mente dei riguardanti zigzaga sbrigliata alla ricerca di altri monoliti, evocati forse preterintenzionalmente. Rintraccia cos\u00ec la pietra nera di Cibele, concreta manifestazione della Grande Dea Madre adorata dal popolo frigio, al quale fu sottratta per essere trasferita a Roma, sul Palatino: presenza reale nell\u2019Urbe di un culto orientale, presenza mistica di una forza invisibile quanto incontrollabile.<br \/>\nSi riaffacciano anche i Betili, le pietre sacre venerate per secoli e secoli, come manifestazioni della presenza divina, come ricettacoli della potenza di Dio, dalle popolazioni arabe, prima della venuta del Profeta. E non si pu\u00f2 che sorridere all\u2019ironia della Storia, e della perenne infantilit\u00e0 dell\u2019Uomo, ricordando che il loro nome di \u201cpietre innalzate\u201d deriva da Beih-el, la \u201cCasa di Dio\u201d di Giacobbe: quanto hanno in comune le tre \u201creligioni del libro\u201d, rivali, quando non pienamente nemiche, tra loro, come cuginetti rissosi!<br \/>\nGiacobbe, usando una pietra come capezzale, aveva dormito e sognato, ricevendo cos\u00ec la rivelazione del destino riservato da Dio alla sua discendenza. Quella pietra divenne un cippo sacro, a sua volta meta di pellegrinaggi.<\/p>\n<p>Nel sogno, a quella pietra era appoggiata una scala, divenuta pertanto simbolo della comunicazione tra cielo e terra, tra Dio e l\u2019uomo. Gi\u00e0 in s\u00e9 la scala \u00e8 simbolo di ascesi, di perfezionamento di s\u00e9, di mete da raggiungere, di \u201cragion d\u2019essere\u201d che ciascuno pu\u00f2 liberamente scegliere e tentare di perseguire.<br \/>\nArchetipo apodittico, la scala ricorre frequente nelle opere di Luciana Matalon, che l\u2019ha scelta anche come emblema della Fondazione e del Museo che ha voluto creare. E\u2019 protagonista, tra l\u2019altro, di un paio di sculture bronzee di grande formato, in cui una figurina s\u2019inerpica verso un globo sovrastante. Il faro guida il navigante, anche diretto altrove: il punto di riferimento pu\u00f2 differire dall\u2019obiettivo, e tuttavia serve da guida, anche attraverso i marosi dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>In \u201cNell\u2019abside della mente cerco cieli solitari\u201d, del 1997, la figura inerpicata, ignuda e priva di patine, percorsa longitudinalmente dalle schisi delle dissociazioni e delle contraddizioni umane, tende la mano verso un globo forse irraggiungibile. Sapere dove volgersi, verso cosa tendere, \u00e8 gi\u00e0 molto, nello sbando collettivo. \u201cMon astre\u201d, la stella personale, \u00e8 in grado di suggerire un orientamento, una direzione, un\u2019ipotesi di lavoro, che pu\u00f2 dar senso alla vita, e aiutare nelle avversit\u00e0.<\/p>\n<p>La scala di questa scultura, nella sua parte pi\u00f9 elevata presenta gradini spezzati, diviene impraticabile. Lo sforzo d\u2019ascesi che impegna la figurina \u00e8 forse destinato a rimanere incompiuto, frustrato. Ma non si pu\u00f2, non si deve desistere. L\u2019impossibile \u00e8 meno frequente di quanto non si creda.<\/p>\n<p>A chi sta scrivendo \u00e8 accaduto di notare due ragazzini, undicenni, osservare e commentare quella scultura. \u201cEcco, pi\u00f9 vai avanti e pi\u00f9 tutto diventa sempre pi\u00f9 difficile\u201d, osserv\u00f2 l\u2019uno, cui l\u2019altro ribatt\u00e9: \u201cNo, \u00e8 che ad ogni passo ti devi costruire il gradino che ti serve\u201d. Saggezza infantile, lezione di vita e d\u2019ottimismo, invito alla speranza e alla fiducia, tanto nelle nuove generazioni quanto nell\u2019eterna immensa capacit\u00e0 comunicativa dell\u2019arte.<\/p>\n<p><em>Pier Luigi Senna<\/em><\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intorno ad un paio d\u2019opere di Luciana Matalon \u201cDietro ogni cosa visibile esiste una realt\u00e0 interiore e invisibile corrispettiva\u201d, annot\u00f2 Keats, in margine alla sua \u201cOde a Psiche\u201d. 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