
{"id":7097,"date":"2020-01-20T15:44:55","date_gmt":"2020-01-20T14:44:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/"},"modified":"2020-01-20T15:44:56","modified_gmt":"2020-01-20T14:44:56","slug":"dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/","title":{"rendered":"Dalle cattedrali dell&#8217;inconscio alle archeologie della psiche"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"7097\" class=\"elementor elementor-7097 elementor-6173\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-section-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-18c9b69 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"18c9b69\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-ba61f6f\" data-id=\"ba61f6f\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-13548d6 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"13548d6\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p><strong>Dalle cattedrali dell&#8217;inconscio alle archeologie della psiche<\/strong><\/p>\n<p>Altrove siamo gi\u00e0 vissuti, qui stiamo vivendo &#8230; a memoria. Sar\u00e0 forse la nostra reversibilit\u00e0 mutante nei luoghi spazio temporali a renderci pi\u00f9 disponibili alle avventure migratorie, almeno da quando abbiamo intrapreso viaggi e soggiorni interplanetari ripercorrendo gli itinerari delle nostre sette intuizioni. Intuizioni o memorie sedimentate e inconsciamente autogestite dentro di noi, fra percezioni e proiezioni di un \u201ceterno ritorno\u201d dell\u2019essere-nel-tempo? Ritorno da un viaggio e prosecuzione nel viaggio, provvisoriamente \u2026<\/p>\n<p>Proviamo a ricordare soltanto qualcosa che affiora, di tanto in tanto, dai nostri recessi interiori fino ad aggallare nella fluida dimensione onirica, libera-mente &#8230;<br \/>\nQui non si tratta di ricordare, ma di ri-vivere al \u201cpresente del passato\u201d ci\u00f2 che l&#8217;indistinto, e persino l&#8217;indicibile, di un&#8217;apparente quanto mai rivelatrice evocazione ci ritorna dopo un lungo attraversamento spazio-temporale, dai sogni ai segni, fin qui dall&#8217;altrove. Sempre all&#8217;interno di una circolarit\u00e0 di percorso che ricicla gli archetipi delle immagini evocate nell&#8217;immaginario, individuale e collettivo, del nostro mutante essere-nel-tempo. Cos\u00ec le immagini della nostra infanzia pre-storica, cio\u00e8 il repertorio archeologico del sapere perduto, riemergono dalle profondit\u00e0 dei tempi remoti per assecondarci in quel processo di \u201clunga durata\u201d che coincide con i tempi interiori, affatto soggettivi, del nostro immaginario; soprattutto, l&#8217;immaginario che presiede alla dinamica pulsionale e creativa dell&#8217;arte: meglio, dall&#8217;arte nella vita alla vita nell&#8217;arte, specular-mente &#8230;<\/p>\n<p>Allora i conti figurativi tornano, dalle immagini all&#8217;immaginario e viceversa, in un rapporto bivalente di causa-effetto che soltanto l&#8217;arte \u00e8 in grado di assicurarci \u201csine die\u201d, senza sottrazioni di senso o di significato, al flusso costante delle analogie che ci rispecchiano ovunque, fuori e dentro, dall&#8217;invisibile al visibile, persino al superamento di quei limiti praticabili che la ragione razionale vorrebbe spiegare a tutti i costi, ricondurre alla logica dei ragionamenti induttivi e deduttivi, quando in realt\u00e0 le intuizioni immaginative (e irrazionali) spesso travalicano i confini del conoscere per accedere alle fonti originarie del sapere. Appunto, il sapere \u201cocculto\u201d dell&#8217;immaginario. Ora, poich\u00e9 l&#8217;arte ci consente di rivivere per \u00abcome\u00bb siamo gia vissuti, \u00e8 inevitabile orientare le nostre ricognizioni nei luoghi spazio temporali dove l&#8217;accaduto potrebbe ancora accadere &#8230; All&#8217;inizio era la \u201cFigura\u201d &#8230; Questo, circa trent&#8217;anni fa, era anche l&#8217;iniziale discorso pittorico di Luciana Matalon. Ma il suo sguardo era una \u201cfinzione\u201d, in senso borgesiano, quasi un pretesto per cogliere dei soggetti referenziali a carattere formativo, sui quali potervisi esercitare durante e appena dopo la frequentazione all&#8217;Accademia di Brera. Un&#8217;esperienza \u201cin nuce\u201d che la giovane pittrice conduceva per approfondire le tecniche, variare l&#8217;ottica della \u00abpresa diretta\u00bb nella realt\u00e0 visibile, ma gi\u00e0 con l&#8217;intendimento di superarne i condizionamenti oggettivi o, meglio, oggettuali. Fingere di guardare, come educazione dello sguardo in prospettiva accelerata, presuppone un&#8217;intensit\u00e0 \u00abvisionaria\u00bb capace di convertire il sentire nel vedere \u201caltro\u201d, mutuando le immagini ricevute dall&#8217;esterno all&#8217;interno di una propria con-figurazione immaginativa che Matalon, intorno alla met\u00e0 degli anni &#8217;60, comincia a intravedere in crescita operazionale.<\/p>\n<p>\u00c9 il momento di incentivare una certa \u201cimmaginazione dinamica\u201d, per dirla con Gaston Bachelard, autore di splendide avventure epistemologiche all&#8217;interno della natura umana. Infatti: \u201cl&#8217;immaginazione dinamica soggiace a una finalit\u00e0 dalla potenza prodigiosa. La freccia umana non vive solo il suo slancio, vive anche il suo bersaglio. Vive il suo cielo. Nel prendere coscienza della propria forza ascensionale, l&#8217;essere umano prende coscienza di tutto il suo destino. Pi\u00f9 esattamente sa che si tratta di una materia di speranza, di una sostanza che spera. Sembra che in tali immagini la speranza raggiunga il massimo della precisione. Si tratta di un destino diritto. La salita immaginaria \u00e8 quindi una sintesi di impressioni dinamiche e di immagini\u201d. (Psicanalisi dell&#8217;aria, Red edizioni, Como, 1988, p. 53). Arbitrariamente, con questo prestito bachelardiano, possiamo inquadrare gli antecedenti propulsivi di Luciana Matalon nell&#8217;ambito, appunto, dell&#8217; \u201cimmaginazione dinamica\u201d dove l&#8217;accaduto promette di accadere ancora, processual-mente. Prima riflettiamoci nell&#8217;immagine suggerita da Bachelard: \u201cLa freccia umana non vive solo il suo slancio, vive anche il suo bersaglio\u201d. Poi passiamo, sempre per rifletterci, alle immagini contigue, quasi speculari, che Luciana Matalon viene elaborando a partire dalla seconda met\u00e0 degli anni &#8217;60. Immagini cosmiche, trattate a tecnica mista con l&#8217;impiego di vari materiali, prevalentemente fibre e resine, in rilievo. Grumi, grovigli, fili e reticoli sovrapposti su campiture policrome, sovente addensate in uno spazio \u201cdi formazione\u201d che si direbbe altrettanto pervaso di fremiti e sensazioni senza respiro. Memore della lezione di Lucio Fontana, Matalon recupera dallo Spazialismo la \u201cpoetica\u201d dello slancio liberatorio, ma per configurarsi nel suo bersaglio conflittuale &#8230; Sembra un paradosso eppure, aldil\u00e0 delle superfici prensili e invitanti, queste immagini riflettono dei drammi cosmici in sospeso, o \u201cin situazione\u201d di emergenza, congruenti alle percezioni inconsce dall&#8217;essere abbandonato al tempo pre-natale, dentro la placenta delle origini. Ma questo \u00e8 anche l&#8217;inizio di una ricerca a tutto campo (meglio, a tutto spazio), dal macrocosmo al microcosmo, internamente all&#8217; \u201cimmaginazione dinamica\u201d che riproduce per rivivere il sentire nel vedere, anche al richiamo di un&#8217;autosuggestione eidetica (facolt\u00e0 mnemonica fondata sulla percezione visiva}. Cos\u00ec Luciana Matalon \u201cvive il suo cielo\u201d. Il cielo degli agguati e delle tentazioni, delle insidie e delle sublimazioni. Un cielo che rispecchia la costruzione fantasmatica delle proiezioni-percezioni mentali. In questo viluppo di contrazioni cosmiche, esemplate negli spasimi polimaterici, Matalon gestisce il primo ciclo di opere intitolate, emblematicamente, alle \u201cCattedrali\u201d, partendo dalla \u201cCattedrale dell&#8217;inconscio\u201d (1967) per proseguire con la \u201cCattedrale nello spazio\u201d (1969).<\/p>\n<p>Spazio e materia, coagulatisi in formazione germinale, ormai possono essere assimilabili ai dati costitutivi di una realt\u00e0 vissuta in presa diretta, quale sar\u00e0 appunto quella del 1969 coincidente con il primo sbarco dell&#8217;uomo sulla Luna. Riferimento non casuale se nello stesso anno la pittrice realizza, inoltre, \u201cNascita di un pianeta\u201d e, soprattutto, l&#8217;eponimo \u201cUomo macchina\u201d.<\/p>\n<p>Quindi, dall&#8217;inconscio alla coscienza, lo \u201cstato di cose\u201d della contemporaneit\u00e0 evidenzia, visiva-mente, quanto il mondo viene rappresentando: che rientra nelle consuetudini di un nuovo modo di essere\u201d nel vivere la realt\u00e0. Non pi\u00f9 la realt\u00e0 degli atterraggi, ma quella degli allunaggi. Dalla terra alla Luna, andata e ritorno. Una realt\u00e0, se vogliamo, mutante in sintonia con la natura umana e, a differenza del passato, assai meno spaesante di quanto fosse prevedibile nel circuito delle nostre coordinate spazio temporali. Evidentemente, Luciana Matalon rielabora in proprio ci\u00f2 che la realt\u00e0 le suggerisce a presente memoria, reinventando un improbabile \u201cCentro ricerche astrali\u201d (1970) accanto al rivissuto \u201cViaggio nello spazio\u201d (1970). Ed \u00e8 sulla base di questi referenti che nella prima met\u00e0 degli anni &#8217;70 la sua \u201cimagerie\u201d cosmo-logica approda a una serie di opere \u201csur le motif\u201d, se cos\u00ec possiamo definirle nell&#8217;ordine dei prestiti tematici: \u201cforesta cosmica\u201d, \u201cil primo volo\u201d, \u201calba cosmica\u201d, \u201cforesta astrale\u201d, \u201csolitudine\u201d, \u201clacerazioni\u201d, ecc. Tutte \u201criflessioni\u201d aventi un comune denominatore spazialista, comunque sempre variabili alla \u201cmessa in opera\u201d dei soggetti, anche dal punto di vista tecnico-espressivo. Materia e memoria o, nel pi\u00f9 complesso ambito sinergetico, memoria della materia spazio temporale. Riflessioni come \u201cArcheologie del pensiero\u201d, citando un altro ciclo di lavori che negli anni &#8217;70 e oltre, rappresenta una specie di percorso incrociato con le \u201cCattedrali\u201d gi\u00e0 accennate e i \u201csurreali\u201d \u201cOrologi del tempo\u201d. Questi ultimi, contrassegnati dai volti-orologi con lancette che scandiscono le memorie del tempo, reintroducono nel contesto compositivo una matrice figurale in parte ispirata a Klee e a Brauner, ma che risale a certi esiti precedenti (es. \u201cPaesaggio\u201d, 1963; \u201cGente\u201d, 1964; \u201cGestazione\u201d, 1968) nei quali Luciana Matalon aveva tentato di associare all&#8217;evocativit\u00e0 delle presenze le perturbazioni inconsce del \u201csentimento del tempo\u201d. Con ironia, tutto sommato. Non a caso il concetto di \u201cimmaginazione dinamica\u201d trova nel decennio &#8217;70 le motivazioni del \u201crecupero\u201d in sintonia con altre ricerche, sempre attinenti alle sperimentazioni tecniche e polimateriche, per\u00f2 assai pi\u00f9 funzionali alle \u201ccorrispondenze\u201d di senso e significato che soltanto il linguaggio pu\u00f2 avallare e definire nelle risultanze, dall&#8217;immaginazione intuitiva alla rappresentazione dinamica. In queste alternanze di stati d&#8217;animo spesso contraddittori, dall&#8217;irrazionalit\u00e0 segnico-gestuale alla riflessivit\u00e0 segnico-scritturale, Matalon allarga il campo d&#8217;azione operativo per interrogarsi, interrogando il \u201clinguaggio del tempo\u201d sottratto alla latenza delle sedimentazioni archeologiche, e per confrontarsi alI&#8217;interno del proprio repertorio tematico. Analogamente ai problemi di linguaggio, ma specificamente contigui al \u00ablinguaggio della materia\u00bb, Luciana Matalon nel contempo si dedica alla scultura, potremmo dire per affinit\u00e0 operative, considerando le molteplici esperienze plastico-pittoriche, dai rilievi aggettanti alla diversificazione dei supporti, quasi sbalzate per catturare luci e ombre o trasparenze affatto trasformabili dai piani bidimensionali alla bifrontalit\u00e0 degli elementi fissi o, in seguito, componibili. Se all&#8217;inizio di questa attivit\u00e0 \u201calternativa\u201d possiamo riscontrare qualche analogia tematica, passando dalla \u201cForesta astrale\u201d (1970) a \u201cSperanza\u201d (1974) e \u201cNoi\u201d (1976), peraltro evidenziata anche in una serie di gioielli, pi\u00f9 avanti la scultura viene assumendo un&#8217;autonomia di linguaggio del tutto avulsa dai referenti tematici della pittura. Ed \u00e8 un processo scambievole fra modellazione e modulazione, attraverso il quale l&#8217;artista rielabora alcuni prestiti formali \u201cin omaggio\u201d (es. a Marini, Giacometti, Melotti, Calder) ma, soprattutto, in funzione della propria riconoscibilit\u00e0 operativa.<\/p>\n<p>Anche in questo caso, l&#8217; \u201cimmaginazione dinamica\u201d agisce a seconda degli impulsi visionari che il binomio materia-memoria promuove, reattiva-mente, nell&#8217;artista. Per Luciana Matalon il 1979 \u00e8 l&#8217;anno in cui la dominante sculturale assume una priorit\u00e0 dinamica sull&#8217;intero percorso dell&#8217;immaginazione creativa; ed \u00e8, inoltre, il principio di un nuovo approccio dialogico con il \u201cmondo della figura\u201d. Forse, in chiave psicologica, potremmo parlare di ritorno alla figura dopo un&#8217;abluzione (autocoscienza) negli abissi antropologici del mondo. Alcuni esempi chiariscono meglio questa riflessione \u201contologica\u201d applicata alle forme plastiche in bronzo. Agli animali dell&#8217; \u201cUrlo\u201d (cavalli) e della \u201cSfida\u201d (felini) si contrappongono le figure umane dell&#8217; \u201cEsistenza\u201d (uomo nella tela di ragno) e della \u201cScala della vita\u201d con \u201cIl castello della memoria\u201d che racchiude il senso-reperto dell&#8217;esistenza. \u00c9 s\u00ec un dialogo di presenze, aggressive le prime e in attesa di liberazione le seconde, ma \u00e8 anche un conflitto di assenze determinato dalla perdita di una comune \u201cimago mundi\u201d. In altri termini, la tragedia del vivere \u201cin conflitto\u201d segna l&#8217;irreversibile fine dell&#8217;armonia archetipica nell&#8217;ambito della polarit\u00e0 natura-cultura. L&#8217;uomo, dall&#8217;essere-nel-tempo al superstite-del-tempo. Ma esiste ancora uno spazio di riflessione compatibile con le strutture antropologiche della nostra civilt\u00e0 fine secolo e fine millennio? Diciamo che \u201cDagli scavi della memoria\u201d, come auspica Luciana Matalon intitolando cos\u00ec un ciclo di opere del 1980-84, \u00e8 possibile convertire al \u201cpresente del passato\u201d la polarit\u00e0 natura-cultura per allargare l&#8217;orizzonte immaginativo con l&#8217;assistenza a temporale di un&#8217;altra polarit\u00e0: materia-memoria. Specularmente, dalla materia alla memoria e dalla memoria alla materia&#8230;Ritorni e recuperi, analogie e corrispondenze, riflessioni e interpretazioni sottendono comunque all&#8217;intenzionalit\u00e0 di riattivare un processo ciclico che riguarda la natura umana in tutta la sua estensione spazio-temporale, dalle origini al presente, inteso appunto come \u201cpresente del passato\u201d. In tal senso vi \u00e8 un ampio repertorio di provocazioni che scaturiscono \u201cDagli scavi della memoria\u201d, le cui risonanze si diramano nelle \u201cCattedrali dell&#8217;inconscio\u201d per poi costituire la fluida materia delle \u201cArcheologie del pensiero\u201d e quindi confluire nelle immemorabili \u201cArcheologie della psiche\u201d&#8230; Racconti di memorie o memorie di racconti preesistenti a quella che potremmo definire, insieme a Hans Blumenberg, la \u201cleggibilit\u00e0 del mondo\u201d? Leggibilit\u00e0 retrospettiva, ma introflessa in prospettiva quale compendio testimoniale dell&#8217;essere-nel-mondo.<\/p>\n<p>Procedendo in tutte le direzioni, sincroniche e diacroniche in profondit\u00e0 e in superficie, Matalon accetta di sottoporsi a una specie di autoanalisi rivelata sia sulle tracce di un vissuto che rappresenta, operativamente, la propriet\u00e0 umana del \u201csaper evocare\u201d per poter de-scrivere una possibile realt\u00e0, accaduta ma rinnovabile, del mondo. Il \u201csuo\u201d (e il nostro) mondo che riemerge \u201cDagli scavi della memoria\u201d per confluire nel serbatoio \u201cattivo\u201d dell&#8217;immaginario, individuale e collettivo, da cogliere in &#8230; flagrante. Arriviamo cos\u00ec agli anni &#8217;80; il terzo decennio in cui Luciana Matalon compendia le varie esperienze, conseguite nel continuum di una ricerca ininterrotta, anche nelle discontinuit\u00e0 tematiche, ma intervallata dai passionali flussi e riflussi della propria gestione temperamentale. Ora, se vogliamo rintracciare un filo conduttore in questo \u201cpolicromaterico\u201d groviglio trentennale, dobbiamo concentrare l&#8217;attenzione sui segni-concetti che ricorrono con maggiore frequenza negli ultimi due decenni, attraverso i quali l&#8217;artista evidenzia fin dai titoli delle opere le propriet\u00e0 dei suoi sconfinamenti interiori al \u201cpresente del passato\u201d. Si tratta di parole-chiave come inconscio, memoria, mente, psiche; quindi, al di fuori del supporto didascalico, l&#8217;area delle corrispondenze simboliche aderisce a un linguaggio della visione affatto sincronico di segni-concetti \u201cin causa\u201d intenzionale. Ne consegue, pertanto, un itinerario piuttosto omogeneo che, indipendentemente dalle tracce tensionali e finanche autotroniche dell&#8217;artista, riflette la caparbia ricerca di un \u201cprincipio d&#8217;identit\u00e0\u201d recuperato a frammenti scavando dentro di se, archeologicamente &#8230; Dai segni-concetti alle parole-chiave esiste una profonda convergenza di omologazioni e altrettanto potremmo dire dall&#8217;archeologia all&#8217;antropologia in rapporto ai \u201csegni\u201d dell&#8217;uomo. Segni come scrittura, presenza, testimonianza. Tutto rientra nella circolarit\u00e0 di un processo che ciascuno di noi percepisce, intuitivamente, senza dover spiegare l&#8217;inquietante (o gratificante) interrogativo dell&#8217;essere-nel-mondo. Cos\u00ec vediamo le immagini e ne siamo coinvolti: il \u201ccome\u201d del linguaggio visivo e il \u201cperch\u00e9\u201d dell&#8217;interpretazione possono anche sfuggirci, ma il \u201cfeeling\u201d adiacente ad esse \u00e8 di nostra esclusiva propriet\u00e0. Perch\u00e9 nelle immagini abbiamo colto la persistenza dei nostri \u201csegni\u201d, dal vedere al sentire, riemersi dalla latenza del nostro inconscio o affioranti, secondo Matalon, \u201cDagli abissi della mente\u201d (1980). Segni di antiche scritture oppure tracce di remote migrazioni: \u201cArcheologie del pensiero\u201d (1980-81) contigue alle \u201cArcheologie della psiche\u201d (1984-89). Nei cicli pittorici degli anni \u201880, compositivamente variabili anche nelle costruzioni segnico-geometriche, Luciana Matalon intraprende con maggiore determinazione, almeno rispetto a certe avvisaglie precedenti, una ricerca fondata sui binomio scrittura-immagine. Anzi, si potrebbe considerare questa sua ricognizione nell&#8217;area dell&#8217;alfabeto ebraico come una vera e propria scrittura-figura, in quanto le propriet\u00e0 intrinseche costituiscono l&#8217;essenza stessa del linguaggio figurativo, non supinamente archeologico come le titolazioni cicliche dichiarano (evocativa-mente) ma in accoglimento propriamente antropologico quale \u201cpresente del passato\u201d.<\/p>\n<p>Il tessuto, a tecnica mista e spesso in rilievo, delle immagini corrisponde al lavoro di scavo, gi\u00e0 esplicitato \u201cDagli scavi della memoria\u201d (1980), simulato ponendo a confronto diverse stratificazioni fino a costituire un palinsesto di trasparenze, dove ci\u00f2 che traspare si disvela all&#8217;esplorazione \u201criflessiva\u201d dell&#8217;ottica mentale pi\u00f9 che all&#8217;azione fisica del vedere mirato. Ed \u00e8 in questo contesto che la scrittura-figura assume un&#8217;importanza prioritaria, sebbene poco appariscente, proprio perch\u00e9 esemplifica il tracciato archetipico di un \u201cracconto\u201d interiorizzato (o introiettato) nella nostra \u201cArcheologia della psiche\u201d. Esemplare a questo proposito \u00e8 appunto il ciclo \u201cArcheologie della psiche\u201d del 1984 in cui le \u201cvariazioni sul tema\u201d evidenziano la dinamica dei richiami antropologici: presenze del vissuto nel vivente, sembianze e impronte umane di un \u201ceterno ritorno\u201d che trattiene il respiro spazio temporale alla configurazione stratigrafica della simbolica testimoniale dell&#8217;essere. Miti e leggende, calchi di verit\u00e0 perdute e sinopie di realt\u00e0 ritrovate. Immagini poetiche che riecheggiano, per appropriazione interpersonale ma in prima persona (dall&#8217;artista a ciascuno di noi), un verso-sentenza di T.S. Eliot: \u201cNel mio principio e la mia fine\u201d. Oppure, \u201cmutatis mutandis\u201d, nella mia fine e il mio principio. Ironicamente &#8230; Lavorando su due temi interdipendenti, Luciana Matalon si affida nel contempo a due possibilit\u00e0 di svolgimento ciclico nel corso degli anni &#8217;80: il primo, \u201cDagli scavi della memoria\u201d, simboleggia nei volti pietrificati (es. alcune opere del 1983-84) la persistente presenza della figura divenuta scrittura visiva, mnemonica, marchiata dal tempo; il secondo, \u201cArcheologie della psiche\u201d, \u00e8 un controcanto complementare che ribalta la figura nella scrittura per evocare, concettualmente, le stesse presenze in un ambito di percezioni pi\u00f9 congruenti alle trasformazioni psichiche, dall&#8217;inconscio alla coscienza. Un processo di condensazione che, in entrambi i casi tematici, viene accordandosi con i presupposti formanti dell&#8217; \u201cimmaginazione dinamica\u201d. Alla ricezione sinergetica delle immagini. Dalla pittura alla scultura. Nella seconda met\u00e0 degli anni &#8217;80, insieme alle \u201cArcheologie della psiche\u201d, l&#8217;artista riprende e intensifica il rapporto con la scultura. Piccoli bronzetti che memorizzano al ricalco scritturale le archeologie pittoriche, sebbene la diversit\u00e0 d&#8217;impronta formale \u00aba tutto tondo\u00bb sia da porsi in relazione mobile, variabile a seconda (e in scala maggioritaria) delle caratteristiche spazio-ambientali. Sfere, semisfere, spirali, cerchi, totem e stele. Un repertorio archeologico ma rivitalizzato dal plasma della memoria attiva, operante sul reperto vivente oppure sulle cose della natura (es. gli alberi) quasi per contrarre un patto di mutua assistenza all&#8217;insegna (simbolica) dell&#8217;umanizzazione testimoniale delle forme. Le forme del pensiero che ri-scopre e disvela la \u201csostanza\u201d antropologica della nostra realt\u00e0 immutabile, nonostante tutti gli avvicendamenti storici che abbiamo rimosso. Apparente-mente&#8230; Questi bronzetti, in effetti, nascono come progetti di un&#8217;utopia realizzabile su scala multipla, anzi monumentale, che potrebbe conferire alle piazze o ai parchi pubblici un valore dinamico di compartecipazione \u201cintegrata\u201d, ma non in funzione subalterna, nelle strutture della vita contemporanea. Naturalmente, se gli amministratori pubblici fossero sensibili a certi sollecitanti richiami culturali che riecheggiano dal profondo \u201chabitat\u201d (originario) della nostra civilt\u00e0, anzich\u00e9 nascondersi all&#8217;ombra dei compromessi rampanti secondo la prassi postmoderna del cosiddetto \u201carredo urbano\u201d. Il ciclo delle \u201cStele\u201d (1987), sottili e componibili, lascia intuire una verticalizzazione quasi infinita, di ispirazione brancusiana, o perlomeno una sorta di ierogamia fra cielo e terra alla riflessione speculare delle componenti simboliche. Ancora una volta il binomio scrittura-figura determina il flusso suggestivo degli appelli mnemonici; per\u00f2 l&#8217;ascesa non \u00e8 mai lineare, perch\u00e9 sono gli \u201cintervalli\u201d o i dislivelli di percorso a simulare l&#8217;analoga condizione del vivere e la sua stessa ragione d&#8217;essere \u201cin situazione\u201d conflittuale. Cos\u00ec tutto rientra, senza drammi, nella dimensione proiettiva delle aspirazioni umane. Negli ultimi anni, con l&#8217;introduzione della scrittura-figura nei cicli plastico-pittorici, Luciana Matalon \u00e8 pervenuta a una scelta di linguaggio \u201canalogico\u201d che prima, forse a causa del vorticoso connubio sperimentale fra tecniche e materiali, non si era prefissa di conseguire. Un linguaggio, s&#8217;intende, costruito sui fondamenti anteriori dell&#8217;esperienza. Ed \u00e8, appunto, il filtro depuratore dell&#8217;esperienza a concentrare, semio-logica-mente, gli elementi costitutivi che informano il linguaggio attraverso la sedimentazione (e lievitazione) dei medesimi alla \u201cmessa in opera\u201d del pensiero visivo. Che corrisponde, in altri termini, all&#8217;omologazione dell&#8217; \u201cimmaginazione dinamica\u201d nel contesto strutturale dell&#8217;immagine. Immagine, dunque, come linguaggio del sentire nel vedere.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ripercorrendo in sintesi trent&#8217;anni di operativit\u00e0, fra concordanze e discordanze di merito, senza peraltro voler pregiudicare il merito cumulativo, possiamo \u201critrarre\u201d Luciana Matalon allo specchio delle sue stesse riflessioni &#8230; Introspettive. Sar\u00e0 lei a condurci nelle \u201cCattedrali dell&#8217;inconscio\u201d, invitandoci a un laico raccoglimento pervaso di rapimenti spaziali; ma la nostra amabile vestale gioca con le finzioni, interroga i misteri cosmici per viaggiare altrove, lasciandoci in sospeso; poi, all&#8217;improvviso, riemerge dalle \u201cArcheologie del pensiero\u201d (empaticamente, il suo e il nostro), dissimulandosi fra memorie e archetipi, miti e leggende, quindi, \u201cDagli scavi della memoria\u201d viene rinnovandoci altre promesse, altre seduzioni liberatorie, o riparatorie, attraverso le \u201cArcheologie della psiche\u201d; e qui o altrove la storia continua&#8230;<\/p>\n<p>Una storia di immagini, di riflessioni che alla fine ci riportano al principio, congiunta-mente. Ormai non possiamo pi\u00f9 essere smentiti: altrove siamo gia vissuti, qui stiamo vivendo&#8230; a memoria. Forse \u00e8 proprio in questa dimensione spazio temporale, comprendente l&#8217;insieme di tutti i punti di fuga e di ritorno simultanei, che Luciana Matalon ha voluto raccontarci la sua storia infinita, dall&#8217;arte nella vita alla &#8230; memoria della vita nell&#8217;arte. Per essere-nel-mondo, qui o altrove. Noi, mutanti scritture-figure del vissuto nel vivente allo specchio simbolico della realt\u00e0.<\/p>\n<p><em>Mlklos N. Varga.<\/em><\/p>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalle cattedrali dell&#8217;inconscio alle archeologie della psiche Altrove siamo gi\u00e0 vissuti, qui stiamo vivendo &#8230; a memoria. Sar\u00e0 forse la nostra reversibilit\u00e0 mutante nei luoghi spazio temporali a renderci pi\u00f9 disponibili alle avventure migratorie, almeno da quando abbiamo intrapreso viaggi e soggiorni interplanetari ripercorrendo gli itinerari delle nostre sette intuizioni. Intuizioni o memorie sedimentate e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":6437,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-7097","page","type-page","status-publish","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.9 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Dalle cattedrali dell&#039;inconscio alle archeologie della psiche - Fondazione Luciana Matalon<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Dalle cattedrali dell&#039;inconscio alle archeologie della psiche - Fondazione Luciana Matalon\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Dalle cattedrali dell&#8217;inconscio alle archeologie della psiche Altrove siamo gi\u00e0 vissuti, qui stiamo vivendo &#8230; a memoria. Sar\u00e0 forse la nostra reversibilit\u00e0 mutante nei luoghi spazio temporali a renderci pi\u00f9 disponibili alle avventure migratorie, almeno da quando abbiamo intrapreso viaggi e soggiorni interplanetari ripercorrendo gli itinerari delle nostre sette intuizioni. Intuizioni o memorie sedimentate e [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Fondazione Luciana Matalon\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-01-20T14:44:56+00:00\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Est. reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"15 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/\",\"url\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/\",\"name\":\"Dalle cattedrali dell'inconscio alle archeologie della psiche - Fondazione Luciana Matalon\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/#website\"},\"datePublished\":\"2020-01-20T14:44:55+00:00\",\"dateModified\":\"2020-01-20T14:44:56+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Luciana Matalon\",\"item\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Critical testimonials\",\"item\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":4,\"name\":\"Dalle cattedrali dell&#8217;inconscio alle archeologie della psiche\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/\",\"name\":\"Fondazione Luciana Matalon\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"en-US\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Dalle cattedrali dell'inconscio alle archeologie della psiche - Fondazione Luciana Matalon","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/","og_locale":"en_US","og_type":"article","og_title":"Dalle cattedrali dell'inconscio alle archeologie della psiche - Fondazione Luciana Matalon","og_description":"Dalle cattedrali dell&#8217;inconscio alle archeologie della psiche Altrove siamo gi\u00e0 vissuti, qui stiamo vivendo &#8230; a memoria. Sar\u00e0 forse la nostra reversibilit\u00e0 mutante nei luoghi spazio temporali a renderci pi\u00f9 disponibili alle avventure migratorie, almeno da quando abbiamo intrapreso viaggi e soggiorni interplanetari ripercorrendo gli itinerari delle nostre sette intuizioni. Intuizioni o memorie sedimentate e [&hellip;]","og_url":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/","og_site_name":"Fondazione Luciana Matalon","article_modified_time":"2020-01-20T14:44:56+00:00","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Est. reading time":"15 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/","url":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/","name":"Dalle cattedrali dell'inconscio alle archeologie della psiche - Fondazione Luciana Matalon","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/#website"},"datePublished":"2020-01-20T14:44:55+00:00","dateModified":"2020-01-20T14:44:56+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-US","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/dalle-cattedrali-dellinconscio-alle-archeologie-della-psiche\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Luciana Matalon","item":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Critical testimonials","item":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/luciana-matalon\/critical-testimonials\/"},{"@type":"ListItem","position":4,"name":"Dalle cattedrali dell&#8217;inconscio alle archeologie della psiche"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/#website","url":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/","name":"Fondazione Luciana Matalon","description":"","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"en-US"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7097","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7097"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7097\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7098,"href":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7097\/revisions\/7098"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6437"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.fondazionematalon.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7097"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}